C’è porcata e porcata

Matteo Renzi sul tema della riforma del sistema elettorale ha preso una posizione netta e chiara, chiedendo di adottare per il premier lo stesso meccanismo di voto che vale per i sindaci. Semplificare a parole, però, qualche volta finisce col complicare nei fatti. Il sistema elettorale dei comuni è di tipo presidenziale, in coerenza con un assetto istituzionale basato sul primo cittadino, le cui dimissioni comportano lo scioglimento dell’assemlea (che è una sola, e non due come quelle parlamentari).
11 AGO 20
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Matteo Renzi sul tema della riforma del sistema elettorale ha preso una posizione netta e chiara, chiedendo di adottare per il premier lo stesso meccanismo di voto che vale per i sindaci. Semplificare a parole, però, qualche volta finisce col complicare nei fatti. Il sistema elettorale dei comuni è di tipo presidenziale, in coerenza con un assetto istituzionale basato sul primo cittadino, le cui dimissioni comportano lo scioglimento dell’assemlea (che è una sola, e non due come quelle parlamentari). Per arrivare a qualcosa di simile al sistema elettorale dei comuni bisognerebbe dunque o istituire un secondo turno, o definire un premio di maggioranza nazionale anche al Senato. In ogni caso bisognerebbe superare l’obiezione che fu fatta valere da Carlo Azeglio Ciampi quando impose una modifica decisiva della legge elettorale di Roberto Calderoli (il quale parlò di una “porcata” in riferimento a quella modifica, che introduceva il premio di maggioranza a livello regionale e non nazionale). Per determinare un sitema maggioritario efficace bisogna superare quell’obiezione, che il Quirinale appoggiò, a suo tempo, a un’interpretazione allora condivisa della Carta. Naturalmente per il ceto costituzionale era più facile opporsi a Calderoli di quel che sarebbe contrastare il disegno di Renzi, ma il problema sussiste e non può essere scavalcato con frasi a effetto sul “sindaco d’Italia”. Sarebbe più razionale appoggiare il nuovo sistema, di taglio presidenzialista, a una riforma istituzionale coerente con quel disegno. Ma non sempre, in politica, il razionale diventa reale o almeno realistico. Se Renzi vuole elezioni in primavera, a questo dato non basterà opporre l’autorevolezza del Quirinale o le ragioni di Quagliariello. Se invece la fretta di andare al voto non è diffusa, non si capisce perché non si debba utilizzare il tempo per realizzare un cambiamento non posticcio della forma di governo.